di Manfredo Longi
In tempo di cantieri su cantieri del Pnrr in ogni dove, un luogo riqualificato che riapre è un momento importante per la comunità che potrà tornare a viverlo. E un evento è la riapertura della chiesa di San Francesco, lungo Corso Baccio, in pieno centro storico, a Sant’Elpidio a Mare (provincia di Fermo).
Un cantiere che si chiude, il primo in un centro storico dai tanti cantieri in corso che da tempo lo nascondono alle visite, può rappresentare un iniziale segnale di rinascita, una nuova opportunità per incrementare un’offerta turistico-culturale finora poco valorizzata ma sempre più importante per la crescita di una città che, da questo punto di vista, ha tanto da offrire.
Svelato il risultato del restauro e ritrovata la disponibilità di questo splendido spazio, un po’ di storia.




Questa chiesa ha una storia che parte da molto lontano e ha visto susseguirsi momenti di splendore ad altri di abbandono, legati alle varie vicende storiche vissute dalla città nel corso del tempo.
I Padri francescani si inurbarono, secondo alcuni storici, nel 1377 insediandosi là dove esisteva la chiesa di Santa Maria in Platea Magna della prima metà del XIII° secolo già appartenuta alle suore Damianite. La chiesa insisteva su una grande piazza in pieno centro storico nell’area attualmente occupata dall’imponente Palazzo Brancadoro e dalla Piazza Cesare Battisti (detta della Pupa).
Nel tempo la struttura ha subìto diverse trasformazioni: sulla fiancata che dà su Corso Baccio sono ancora ben visibili le lesene, le monofore e gli archetti della prima costruzione che ci fanno capire come originariamente la chiesa fosse più bassa e probabilmente absidata. Nel frattempo, il convento viene ingrandito e sistemato il campanile. Nel 1567 il convento ospitò un importante Capitolo Provinciale dell’Ordine Francescano tenuto da Felice Peretti, che diventerà papa col nome di Sisto V.

Tra il 1500 e gli inizi del 1600 l’interno della chiesa viene arricchito con splendidi altari e opere d’arte di pregio tra cui ‘L’Assunzione della Vergine’ (1564) di Gerolamo Dente e ‘La Madonna del Rosario’ (1614) del pittore fiammingo Ernst Van Schaychis. Da alcuni documenti della metà del 1700 deduciamo che già non esisteva più la ‘platea grande’ perché nell’area davanti all’ingresso principale viene costruito ‘un palazzo privato’ (l’attuale Brancadoro, appunto).
E’ in questo periodo che la chiesa viene ulteriormente rialzata e abbellita con decorazioni e pitture realizzate nello stile del tempo. Durante l’occupazione napoleonica (1797/98) il convento e la chiesa subiscono la rappresaglia delle truppe del Bonaparte che portano via diversi arredi sacri. In quegli anni nella cantoria viene collocato l’organo del Callido proveniente dalla chiesa delle Benedettine (successivamente spostato nella Basilica della Misericordia).


Dopo il 1815 sarà Padre Serafino Lattanzi a ripristinare la struttura e a riaprirla di nuovo al culto. Nel 1848 sull’altare maggiore viene posta la bellissima pala ‘L’Immacolata con i Santi Francesco d’Assisi e Giovanni Battista’, opera del pittore fermano Giovan Battista Ripani.
Nel 1861 molte chiese vengono requisite dallo Stato Italiano e a Sant’Elpidio a Mare i Padri Francescani lasciano il convento. La chiesa resterà officiata da un solo sacerdote secolare, aperta al culto fino alla fine degli anni 50 del secolo scorso. Sconsacrata passerà al Comune e diventerà sede di un presepe poliscenico smantellato quando la proprietà passerà alla Provincia per un progetto (mai realizzato) legato all’Istituto Alberghiero ‘Tarantelli’ che nel frattempo era stato collocato nel vecchio convento. Tornata al Comune, viene utilizzata come deposito/discarica a cielo coperto. Passerà anni prima che si prospetti la speranza concreta di un reale recupero: arrivano i fondi, inizia il restauro, ora ultimato. Un lavoro attento e meticoloso, qualcuno direbbe perfino fatto con amore, che ci restituisce la chiesa in tutta la sua bellezza, pronta ad accoglierci per farsi ammirare e per farci emozionare: un nuovo gioiello che va ad incastonarsi nel ricco patrimonio artistico e culturale della nostra città.



L’edificio resta sì, una chiesa ma non consacrata. In una prima fase si prepara ad ospitare alcune delle pregevoli opere d’arte, gli splendidi polittico e trittico di Vittore Crivelli su tutti, in attesa di ricollocarle nella loro sede naturale, nella civica pinacoteca ‘Vittore Crivelli’ (dove sono in corsi lavori finanziati dal Pnrr), in attesa di essere utilizzata come pregevole auditorium.
