L’agrimusicismo Cantantonella: storia d’amore, di resilienza e di rinascita sui Monti Sibillini

Chi l’ha detto che la montagna si spopola? Gli ultimi tre quinquenni (2009-2013, 2014-2018, e 2019-2023) raccontano di tre stagioni diverse: una dell’accoglienza, una di ripiegamento e la terza, la più recente, di risveglio. Tradotto in numeri, tra 2009 e 2013, le 387 comunità territoriali della montagna italiana sono state uniformemente investite da un flusso di immigrazione di popolazione straniera: il territorio montano ha visto l’arrivo di oltre 150.000 immigrati, numero ampiamente in grado di compensare il flusso in uscita che nel complesso interessa oltre 110.000 cittadini italiani. Tra 2014 e 2018 l’afflusso migratorio di popolazione straniera nelle comunità di montagna, invece, italiana si raffredda: l’apporto scende a meno di 60.000 individui. Per converso il flusso in uscita dalla montagna della popolazione italiana continua rispetto al periodo precedente, registrando un saldo negativo più contenuto di 67.000 unità. Il periodo 2022-2023 si presenta con un saldo tra i movimenti della popolazione in ingresso e in uscita dalla montagna <che torna a essere positivo e assume dimensioni assai più significative di quanto non si sia registrato nei momenti migliori del passato> lo dice l’Uncem (Unione dei Comuni, Comuni ed Enti montani) in occasione della presentazione del Rapporto Montagne Italia 2025. Uno studio che è un racconto della montagna che cambia. <Una montagna che non è quella dello ‘spopolamento’> evidenzia il presidente nazionale Uncem, Marco Bussone. 

di Marisa Colibazzi

MONTEGALLO (AP) – <Cerchi un posto in montagna dove rilassarti, stare al fresco e ricaricare le forze, lontano dal caos? la cerchi cui Monti Sibillini? Vai all’agrimusicismo>. La destinazione di una vacanza nasce anche così, dal passaparola, dal suggerimento di un amico che ha scoperto questo angolo di paradiso e di pace quasi per caso e ha voluto condividere con altri il piacere di quel soggiorno in un luogo lontano dalla vita caotica quotidiana, dove riconciliarsi con i propri ritmi e pensieri. Rigenerarsi. E scoprire storie di coraggio, resilienza, di tenacia nell’inseguire sogni anche quando un terremoto li scuote dal profondo o quando un destino impietoso ti porta via un pezzo di cuore.

L’agrimusicismo Cantantonella, ad Astorara di Montegallo non è solo un punto di ristoro, di vacanza, di assoluto relax immerso nei Monti Sibillini. E’ anche un esempio di resilienza post terremoto e di tanto altro.

Tutto parte dal sogno di Antonella Zarletti, conosciuta come Cantantonella, cantante, flautista, chitarrista, tastierista. Lei sognava di aprire un agrimusicismo col compagno, Mario Alessandri, (cantante e artista, ha lavorato con Gassman, Proietti, Arbore, amico di Califano, faceva parte di un gruppo di canto popolare). Da Monterotondo (Roma) venivano in vacanza a Montegallo (paese dei genitori di lei) e se ne sono innamorati tanto che si sono trasferiti qui. Inseguendo il sogno acquistano un bar con appartamenti a Balzo (capoluogo di Montegallo) per farne un B&B e <il 24 marzo 2016 inauguriamo. Ma il 24 agosto arriva il terremoto> racconta Mario. <Cerchiamo di resistere, ma le scosse del 30 ottobre compromettono del tutto il nostro progetto>. Tuttavia, di andarsene non se ne parla. Decidono di rimanere tra quei monti che ormai amano. Passeggiando verso Astorara, notano un casolare di montagna abbandonato: <Antonella mi dice: ‘Mario, apriamo qui l’agrimusicismo’. E così è: l’8 aprile 2017 inauguriamo. C’erano appena 10 persone quel giorno>. 

Il sogno prende vita. Antonella, di tanto tanto, viene chiamata per serate musicali a Roma. <Il 15 luglio 2017, mentre tornava a casa, a Monterotondo, alle 3 di notte, dopo un concerto, si addormenta alla guida, finisce contro un albero e vola in cielo>. Pausa. <Mi è crollato il mondo addosso. Devo ringraziare i miei figli (due dalla prima moglie e uno da Antonella, Valerio Lysander, che ha seguito le orme dei genitori ed è un cantante e artista, ndr) che si sono dimostrati uniti come non mai, e mi hanno dato la forza per proseguire>. Ma la realtà era ancora dura: <Di clienti non se ne vedevano. Lavoravo pochissimo tanto che a settembre di quello stesso anno, scoraggiato, decido di smettere>. 

Ma Mario non aveva messo in conto il valore e il potere salvifico della solidarietà delle comunità dei piccoli centri, soprattutto quando sono devastati dal sisma e a rischio abbandono e spopolamento: luoghi dove tutti si conoscono e si sostengono e di arrendersi non ne vogliono sapere.

<E’ anche grazie ad Ettore, il farmacista del paese, che abita ad Ascoli, se sono ancora qua. Vedendo affranto e con le lacrime agli occhi, mi ha detto: ‘Questo è un posto meraviglioso, non te ne andare. Facciamo un patto: io ti aiuto a portare qui le persone e se vedi che proprio non cambia nulla, rinunci’. Ha cominciato a mandare quassù amici e clienti, e come lui hanno fatto anche Mimmo ed altri e, piano piano, l’attività è ripartita>. Il sogno di Antonella era ancora lì.

E’ stata di grande aiuto anche la pièce ‘Il terremoto di Mario’, storia di Mario scritta dall’attore e regista Francesco Eleuteri (altro romano, trapiantato a Montegallo) portata in tour nei teatri romani e marchigiani con un bel successo. Fino allo scoppio della pandemia. Triste e inopportuno dirlo, ma l’anno del Covid è stato un ‘toccasana’ per l’agrimusicismo: <Ho lavorato tantissimo. Venivano tutti, amanti e non amanti della montagna>.

Oggi, superati terremoti devastanti nelle cose e nell’anima, da ‘Cantantonella’ si respira quella serenità che nasce dall’aver superato tanto e aver compreso che per stare bene con gli altri e con sé stessi, basta poco (che poi, tutto questo ‘poco’ non è affatto): un’accoglienza amichevole, familiare e sincera, un buon pasto, uno staff affabile e scanzonato, le canzoni di Mario, il vero mattatore del posto, che tengono compagnia agli ospiti e agli amici che non lo abbandonano mai e che si ritrovano lì come se fosse la piazzetta del paese, lo spettacolo maestoso dei Sibillini e un amore sconfinato per quei luoghi, un falò, una sistemazione essenziale nelle tende, nelle casette di legno o nei bungalow (messi lì dall’Ente Parco dopo che il rifugio di Colle, lungo il Grande Anello dei Sibillini, è crollato per il sisma). 

C’è un continuo viavai di italiani e stranieri, <gente che qui si trova bene. Chi arriva non se l’aspetta un posto così, ne apprezza l’atmosfera familiare e genuina, ammira e di inebria dello spettacolo della montagna e del paesaggio e puntualmente, torna. Quelli che non tornano è perché non si sentono di appartenere a questo posto, ma non me ne faccio un problema. Bisogna essere predisposti per stare qui>.

E capita che, ancora oggi, incuriositi dal nome del luogo, alcuni chiedano: dov’è Antonella? <Sono domande che non mi dà fastidio, anzi – commenta Mario -, a me fa piacere parlare di lei, è un modo per tenerla in vita. D’altra parte, se questo posto esiste è grazie a lei>. 

In effetti, Antonella è sempre presente: nelle sue foto che arredano la sala, negli strumenti musicali appesi in giro, nei materiali dei concerti sparsi ovunque, nelle immagini con Mario e con gli amici artisti. Lei c’è e Mario canta per gli ospiti, per sé, ma anche per lei.

Ci sono in serbo progetti ambiziosi per l’agrimusicismo in un futuro neanche troppo lontano. E, questione di poche settimane, sarà pronto anche il bar che Mario si prepara a riaprire a Balzo: un nuovo luogo d’incontro tra le mille impalcature. I residenti lo sanno e non vedono l’ora. E’ un altro pezzetto di Montegallo che rinasce grazie a chi, smentendo rapporti sul calo di residenti nelle montagne o quanti si ripromettono di accompagnare l’inevitabile spopolamento delle zone montane, non ne vuole sapere di andarsene dal cuore dei Sibillini.

E chi si ferma all’agrimusicismo Cantantonella, quando se ne va, riossigenato e ritemprato, porta con sé anche una bella storia di vita da raccontare e di cui fare tesoro.

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