Certificazione Made in Italy e concetto di ‘Eccellenza’: il progetto anticipato da Il Sole24Ore e Confindustria prevede un bollino e una Carta dei Valori

Certificazione Made in Italy: ci si riprova. Stavolta il Sole24ore e Confindustria si sono messi insieme sviluppando un progetto ancora un work in progress, inclusivo, destinato alle pmi, che sono quelle che hanno maggior bisogno di visibilità. Un progetto le cui linee portanti sono state anticipate nel corso del summit sul Made in Italy promosso da IlSole24ore, Sky e Financial Times, in attesa della presentazione ufficiale a inizio novembre.

Di che si tratta?

Il progetto muove da una domanda semplice, su uno dei termini più abusati quando si parla di Made in Italy: ECCELLENZA.

Quando un prodotto può dirsi una eccellenza? Chi decide quando è un’eccellenza?  

Sono partiti da qui, Eraldo Minella (Direttore generale Servizi Professionali e Formazione del Gruppo 24Ore), Raffaele Langella (Direttore Affari Internazionali Confindustria) e Luigi Riva (Oresidente Assoconsult) nell’illustrare un progetto che vuole essere uno strumento per tutelare e certificare prodotti frutto del genio italico e del saper fare, che spaziano su più settori, compresi la moda e le calzature, e che rappresentano quel Made in Italy che nel mondo tutti cercano, che provano a copiare con prodotti italian sounding.

La domanda è tra le più logore: perché c’è bisogno di una certificazione per dare una spinta in termini di credibilità e competitività alle nostre aziende sull’export?

<Il valore dell’export italiano è sopra i 520miliardi di euro, l’Italia è l’ottavo esportatore nel mondo e il 46% dei settori più tradizionali del Made in Italy, food, nautica e fashion, è destinato all’export, ed è ben apprezzato e valorizzato da oltre il 70% dei consumatori tedeschi e americani. Le aziende italiane sono percepite come il non plus ultra per qualità e design, valori che possiamo chiamare ‘eccellenza’> spiega Riva. <Eccellenza significa lavorare bene, con passione, qualità e attenzione quando nessuno ti guarda. Quando andiamo nelle fabbriche – prosegue – vediamo persone che dedicano grande attenzione e passione a quello che fanno. Questa eccellenza imprenditoriale si rispecchia nei prodotti>. 

E allora, questo apprezzamento del Made in Italy va valorizzato con una certificazione che dia visibilità alle aziende italiane che la ottengono. 

Il ‘come’ lo spiega Minella: <Il Made in Italy, è un tema con la ‘T’ maiuscola, su cui è stato istituito un ministero. E’ un asset chiave su cui lavorare. Dalle ananlisi e verifiche effettuate è emerso che effettivamente un gap c’è>. 

Due i problemi a cui dare una risposta: <Ci sono realtà straordinarie sconosciute, eccellenze mondiali che non hanno la rilevanza che dovrebbero avere e che dobbiamo dargli. In secondo luogo – prosegue – c’è confusione sul mercato dove tanti parlano di eccellenza italiana, ma occorre ragionare su come definire in maniera rigorosa questo concetto>.

Per definire un’eccellenza IlSole24ore <ha predisposto un disciplinare, effettuato verifiche di mercato, senza pretesa di completezza, senza arroganza, sapendo che ci possono essere viste diverse> insiste Minella. 

Aspetti tecnici della certificazione

Il target: il perimetro di partenza sono le pmi manifatturiere, lavorando su Codici Ateco. 

Il progetto si fonda su una certificazione rigorosa (fatta da un soggetto esterno), non del prodotto, ma dell’azienda: <Certifichiamo l’azienda con un disciplinare (distinto per Pmi fino a 50milioni di euro di fatturato e imprese champion) applicabile sia per tutte le categorie di aziende che, per le pmi si basa su requisiti che sono condizioni on/off: l’azienda deve essere fondata in Italia, avere sede legale e amministrativa in Italia, avere una certificazione di qualità Iso 9001, deve fornire garanzie in termini di antimafia e procedimenti giudiziari definitivi. Poi ci sono fattori che vengono ‘pesati’: il numero dei dipendenti e se e in che percentuale la produzione è in Italia o all’estero (a seconda delle quali il parametro di valutazione cambia): ricerca e sviluppo, siti produttivi, la data di fondazione, Esg>.

Il processo di certificazione è stato pensato rigoroso, ma agile, praticabile in tempi rapidi e a distanza, con validità biennale. 

<L’elemento più importante è la piattaforma di visibilità innovativa su IlSole24ore, Radio24, eventi, talk, collegamenti col nostro network> illustra Minella. 

Tutti questi passaggi si sostanziano in un bollino di qualità <dai molteplici utilizzi. Alle aziende aderenti forniremo un ‘media kit’ per un uso ottimale sul mercato e sulla filiera. Avere un bollino di qualità e una certificazione Made in Italy con alle spalle IlSole24ore e Confindustria può essere un elemento di forte interesse>. 

Un progetto molto significativo per Confindustria.

<Chiunque conosca la dinamica dell’export italiano sa quanto importante sia il concetto di ‘eccellenza’, sempre invocato. Il problema – specifica Langella – è renderlo tangibile, misurarlo e metterlo a disposizione delle imprese come uno strumento che accresca la loro competitività sul mercato internazionale. Secondo l’ultimo rapporto di Confindustria su sul progetto ‘Belle e ben fatto’, ben 122miliardi di euro dell’export totale è giustificabile con il termine ‘eccellenza’, sono prodotti che vengono riconosciuti come appartenenti a questa categoria e godono di un prestigio particolare. Abbiamo a cuore questo progetto per cercare di dare concretezza e oggettivare il concetto di eccellenze italiane e rendere le aziende più competitive>.

Marisa Colibazzi

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